'tu sei seduto qui, ma in realtà è un qualcosa di impalpabile circondato dal tuo corpo.'
ed è questa l'essenza. le persone non esistono, è tutta una finzione corporea, un involucro che racchiude il vento, qualcosa di impalpabile.
una specie di gabbia. cioè tu sei qui ma non sei realmente tu. è un artificio.
ed è stato come se l'avessi visto. come se i miei occhi si fossero posati su questo qualcosa di invisibile e avessero deciso che, sì, c'era. era così, non era il corpo ma era l'anima.
ed è stato strano.
ma con te mi sembra che stiano succedendo un po' troppe cose strane.
sono allergica all'isteria. eppure ce ne sono in mezzo fino al collo. non capisco, ora davvero non capisco perché devo sempre finire per somigliare alla persona che mi ritrovo a fianco. ma nemmeno lo facessi apposta. succede senza che io me ne accorga. la mia identità impalpabile è l'identità di una carta carbone.
vorrei che piovessero foglie. mi piacerebbe che dal cielo bianco che è sopra di me cominciassero a scendere delle foglie rosse. che poi ricoprirebbero tutto.
nel viale abbiamo i vari autunno. c'è l'autunno giallo e c'è l'autunno rosso. devo portare la macchina fotografica.
non riesco a capire perché la gente deve essere così grigia.
'le luci' erano accettabili finché non sono diventate un fenomeno di massa. mi viene da vomitare.
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