domenica 20 maggio 2012

20 Maggio, 20,43 - come stai? peggio di te.

ma perché uno va dallo psicologo?
«perché non crede che i suoi problemi siano più importanti dei tuoi.»

come stai? peggio di te. è un classico, ultimamente, sempre. lo riesco a vivere in quasi ogni conversazione. come se fosse una gara, capisci, io sto così, però io invece sto così, cioè come puoi lamentarti dai non vedi cosa sto passando io, ma no davvero io sto male, ma sono menate inutili, piuttosto cosa credi non mi hai visto?

sì, ti ho visto. ma vederti non vuol dire dimenticarmi di me. nonostante ormai si tenda a vedere tutto come normale. non è normale star male, non è normale avere una madre pazza, un padre che non c'è, non è normale essere picchiati, derisi. non è normale rifugiarsi nei farmaci, nel cibo, non è normale pensare che una persona diversa debba essere trattata diversamente, non è normale fermarsi al particolare quando la situazione intera sta urlando 'NON È COSÌ CHE DEVE ANDARE'.

teatro sociale. mi sconvolge come le persone possano INCAZZARSI, inalberarsi, reagire, protestare, perché 'non è stato spiegato tutto nella situazione' piuttosto che per la discriminazione palese che c'è sotto. si scappa. è inutile, questo è il nostro ritratto. buonisti che preferiscono prendersela perché non si dice una cosa irrilevante piuttosto che prendersela perché un ragazz* 'divers*' (metto le virgolette perché vi sfido a trovare due persone uguali) viene trattato ingiustamente. (preciso: scena (rappresentata in teatro sociale basata su una fatto realmente accaduto) in cui si parla di un bambino con ritardo a cui viene fatto uno scherzo pesante in gita, l'insegnante di sostegno parla con la preside che preferisce tacere sulla situazione per non infangare il buon nome della scuola piuttosto che punire). si trovano le migliori scuse per gli oppressori 'eh ma va bè, insomma, non possiamo essere sicuri, poi la società, uno è succube della società, non può magari esporsi per paura di essere giudicato, deve stare entro certi modelli' STRONZATE, ok. STRONZATE. io, a vedere questa scena recitata, mi sono sentita male. mi si è stretto il cuore, volevo piangere. e invece ci si fissa sul particolare 'ma non è stato detto questo e io non ho capito, ma perché la scuola non ha mandato l'insegnante di sostegno in gita?' (a parte che colei che interpretava la preside diceva palesemente, quando il bambino affermava 'io volevo una stanza da solo', che 'non è possibile, in gita poi, si sta meglio insieme). cosa c'era da capire? c'era una discriminazione palese, c'era cattiveria, c'era desiderio di omissione da parte 'dell'autorità' per non mettere in cattiva luce la scuola (in questo caso) o per non far vedere che esistono certe cose, e tu TU MI VIENI a sindacare su una cosa che non c'entra niente nella situazione?

sto male, io di più. stai male, fottesega.

per quanto mi riguarda, non esistono più persone brutte. e l'ho notato l'altro giorno. non giudico più le persone in base al loro aspetto. forse riesco a vedere le persone per come si comportano, il loro 'dentro' esce nella mia mente e diventa la loro faccia. e non mi importa più che tu sia 'bello', 'brutto', 'abile', 'non abile', grande piccolo vecchio giovane adulto. ho perso ogni desiderio di giudizio.

quel resto, però, continua a farmi schifo.

mercoledì 16 maggio 2012

14 Maggio, 11.00


sogno. io, maicol e altri, dobbiamo prendere il treno per bergamo. solo sei di noi sono reali. andiamo a fare il biglietto (16euro e 20cents) e corriamo per prendere il treno. la borsa da recuperare nella confusione di corpi era quella dell'aspiratore di katia.
saliamo. il treno è assurdo, enorme, con sedili beige, messi in modo strano, tipo salotto. cerchiamo posto per almeno 10 persone, ma negli unici dove si poteva stare c'erano una fila di valige dei controllori. e una tizia strana, un'indiana, che si siede.
la scena cambia. siamo io e una ragazza col caschetto, un'amica venuta da lontano. le ricordo che mi deve i soldi che le ho prestato l'ultima volta che è venuta. “sì, tanto mi hanno restituito 1000euro per il viaggio.”. le ho detto che me ne doveva duecento. lei si stizzisce, al che le rispondo che può darmeli anche in quattro mesi, se vuole.
cambia scena. io, lei e mia sorella guardiamo orecchini in un'edicola. l'altra si stufa, io li guardo tutti, devo cambiarne uno. più lontano ci sono anche delle magliette e mia sorella “ma non ti fanno paura?”. usciamo, prendiamo un taxi.
cambiano le persone. rimane la tipa col caschetto, un uomo, la figlia dell'uomo. non ricordo da che punto di vista vedo la scena. se sono l'uomo, o se è come vedessi un film.
caschetto e la figlia sono ricoperte di sperma, come in una ragnatela. l'uomo si sta facendo un'altra sega, vedo la mano e il pene, di lato o di fronte, non ricordo. poi gli schizzi.
caschetto va davanti, passando dai sedili, uccide il taxista. torna dietro. l'auto lentamente si ferma, si mettono le quattro frecce. sono di nuovo io.
scendiamo per prendere le borse, vedo all'edicola una mia ex compagna delle elementari, ma sono due, anzi, tre, gemelle. credevo fossero due. apro il baule e c'è il corpo del taxista. prendo la borsa. ho paura ci scoprano, ma se non ci si avvicina troppo alla macchina il corpo non si vede, scompare. c'è tanta polizia. un poliziotto ciccione e pelato. caschetto viene a prendere la sua borsa (uguale a quella grigia di katia, ma più grande.)

19.33

e c'era l'esercito delle ciccione che ci veniva incontro. ognuna con un colore diverso.

giovedì 10 maggio 2012

10 Maggio, 17.46


la mia (vostra?) casa degli anni venti con i muri di colori tutti diversi. e spenti. giallo, verde. e papà che ti prepara una festa di compleanno ma se la dimentica in cucina. con due/tre pasticcini e un vassoio giallo. e arrivi tu e 'sorpresa!' ma non c'è niente. tanti auguri. e vilma torna in camera. e io ti dico 'ma come fai a vivere in questa casa tutti i giorni'. e tu mi dici che non è una casa. ma si ho capito cosa intendi. la casa è un'altra. e poi l'altra stanza lunga e stretta dove c'erano una poltrona e un divano. un albergo. e 'bisogna servire il piatto al signorino' e io volevo fare una foto. ma dov'è la mia macchina fotografica, dove l'avevo lasciata? l'ultima volta l'ho vista nello zaino. torno ma non ci sono più i mobili e vado in fondo alla stanza ed è come un corridoio tranciato. sempre con i muri color spento. gialli. e arriva la mamma del bambino e 'ma no passa prima tu' 'ma poi dovrò fare avanti e indietro con i piatti' 'ma avrai il tuo vestito'. e vado in cucina per la tovaglia, poi non la voglio più, torno e entro nella stanza sbagliata, che è tutta blu con il pavimento di piastrelle morbide e il muro di piastrelle morbide e me ne accorgo perché non c'è l'armadio con l'adesivo a forma di ape. torno nel salotto ed è comparsa una sedia in mezzo e mi è venuto in mente quello che avevi detto 'vorrei vivere in una casa enorme e ci metterei solo una sedia dentro' e ti avevo odiato perché volevi essere originale. ti pare? poi ci sei tu e ti dico 'no aspetta spostati più lontana che devo fare una foto anzi no aspetta vieni dietro di me'.

poi. ci sei tu che per le strade di pavia ad un certo punto ti sdrai, e io non capisco perché stiamo a terra, cosa c'è, il terremoto? ma tu non mi rispondi e hai gli occhi bianchi. allora mi sdraio anche io. poi ci alziamo. i ragazzi non possono prendere il treno perché non ce ne sono. non possono tornare a cisano torneranno domani mattina. nel frattempo puoi ospitarmi? e chiamano i genitori. siamo entrate non so come in una piazza rialzata, con una fontana in mezzo, che tu baci 'per fortuna che esisti'. poi finiamo in fondo ad una discesa in un prato, ma dall'alto i carabinieri sparano e quasi ci colpiscono, e io urlo di non sparare e ti dico che dobbiamo andarcene. ma tu è come se fossi un peso morto, non ti muovi, e loro continuano le loro prove noncuranti. e sparano anche una bomba 'e poi dicono che non hanno queste armi'. risaliamo e baci di nuovo la fontana.

e in tutto questo non riuscivo mai a tenere gli occhi aperti.

mercoledì 9 maggio 2012

9 Maggio, 11.36


ogni volta che mi sveglio sono un'altra persona. gettiamo le basi per la schizofrenia. tanto di base queste cose ritornano ciclicamente, una settimana di pace in realtà è solo una vacanza che poi fa tornare tutto come prima. anche se difficile da capire e da condividere. e da gestire. vorrei sapere chi sei. perché la tua faccia mi sta tormentando da ieri notte. forse è solo un miscuglio di film che ho visto recentemente...ahah. battuta. la mia mente produce cose che non ho mai visto in modo del tutto reale. perché non capisco mai quando sto sognando? almeno potrei svegliarmi e non far continuare questo schifo. amo la surrealtà ma mi rende totalmente ansiosa. l'ultima volta al corso di narrazione mi sono immaginata il condizionatore scoppiare, lentamente da destra a sinistra il fuoco corrodeva le persone lasciandole con solo i muscoli, pezzi di pelle e gli occhi neri. ma loro ridevano, e andavano avanti a parlare.

lunedì 7 maggio 2012

7 Maggio, 10.59


guance di fragole. e lacrime che sanno di pece e scavano lunghi solchi nel mio viso, per vie già percorse. non mi importa più, non mi importa più di vorticare nel nulla, mangiando terra e graffiandomi gli occhi per non vedere più. ho riso tanto da farmi cadere i denti, ho ascoltato il tuo silenzio per farmi forare i timpani e ti ho abbracciato da sola, nelle notti in cui sognavo di svegliarmi con le mani intrecciate. mordendo le dita per far andar via l'ansia e dormire un po'.abbraccio il mio peluche e mi vesto di incubi. e dimentico. ogni cosa che ho vissuto la lascio nel mio cassetto, poi mi sposto un po' e le rivesto con carta di giornale, le porto in soffitta e ogni tanto mi metto a sfogliare quelle notizie di cui mi ero dimenticata. ma mi sto costruendo un nido nuovo, più accogliente, forse così inizierò a sorridere. con le labbra rosse. non sei stato il primo. forse sarai l'ultimo.