"sempre a rompere le palle sti cazzo di animalisti, hanno preso un paio di piccioni e li hanno colorati, cioè li hanno anche nutriti e coccolati e resi più belli, così alla gente piacciono, sono sempre odiati!"
e allora perché non lo facciamo anche con negri, cinesi, indiani, rumeni e marocchini. coloriamoli un po' e così piaceranno di più alla gente. è una cosa buona e giusta.
sabato 15 settembre 2012
29 Agosto, 6.35
lo guardo dormire nel letto e stringersi. ha bisogno? ho bisogno? più si avvicina più sono triste, fortunata e ingrata e attacchi di panico. mi sveglio alle cinque e non dormo più, solletico nel collo e ansia da non so dove, ogni movimento un rumore di rami secchi schiacciati. mi si chiudono gli occhi con la paura di non aprirli più.
ogni donna è convinta che ogni ragazza nuova le porterà via il moroso. è una prova d'amore?
ogni donna è convinta che ogni ragazza nuova le porterà via il moroso. è una prova d'amore?
giovedì 21 giugno 2012
21 Giugno, 17.38 - Rocco & Friends
C'era una volta un pesciolino giallo che navigava negli abissi del mare. Un giorno decise di spostarsi e nuotando arrivò fino alle isole Galapagos. Qui scoprì che poteva camminare sulla terraferma e respirare, e nella sua esplorazione incontrò una lucertola senza coda e senza una zampa, vittima della guerra civile dell'unica città dell'isola tra lucertole e aracnidi, in cui vigeva ancora la legge del taglione. La lucertola portò il pesciolino nella zona della città abitata dai suoi simili, e lì egli conobbe il Re Lucertola, un fanatico di musica indie-rock ed estimatore di gruppi quali Maccabees & Co. Il Re Lucertola era un amante dello stile dandy, e ciò, insieme alla sua indole musicale, lo portava ad amare spropositamente l'Inghilterra con particolare predilizione per Londra. Conosciuto il pesciolino, che reputava un suo simile vittima di una mutazione genetica (il pesciolino aveva due zampe simili a quelle delle lucertole) lo incoronò Re per togliersi dalle palle la guerra civile e trasferirsi finalmente nella sua amata Londra. E così fece.
Il pesciolino, gravato dagli oneri reali, andò nel lato della città degli aracnidi per parlare con la loro regina, una Gazza. Conferendo con lei, questa gli confessò che lei non era mai riuscita a venire, e nel caso in cui lui fosse riuscito in questo intento gli avrebbe lasciato la città, migrando e portando con sé gli aracnidi in un sacchetto. Il pesciolino fece di tutto per cercare di soddisfare la richiesta della Gazza, ma non riuscì nell'intento. Senza scoraggiarsi, disse che sarebbe tornato l'indomani.
Il pesciolino, gravato dagli oneri reali, andò nel lato della città degli aracnidi per parlare con la loro regina, una Gazza. Conferendo con lei, questa gli confessò che lei non era mai riuscita a venire, e nel caso in cui lui fosse riuscito in questo intento gli avrebbe lasciato la città, migrando e portando con sé gli aracnidi in un sacchetto. Il pesciolino fece di tutto per cercare di soddisfare la richiesta della Gazza, ma non riuscì nell'intento. Senza scoraggiarsi, disse che sarebbe tornato l'indomani.
La sera si informò presso la biblioteca cittadina e scoprì che le Gazze godevano se veniva stimolato un punto in fondo alla gola, con una pianta particolare che cresceva però soltanto negli abissi. Essendo il pesciolino in grado di nuotare ed immergersi, andò a recuperare la pianta ed il giorno dopo si diresse verso gli alloggi della Gazza. Inutile dire che lei apprezzò molto il gesto del pesciolino; durante la stimolazione, però, scoprì a sue spese che la pianta era carnivora, e quindi morì, venendo.
Gli aracnidi, non sapendo del patto fatto dal pesciolino e la Gazza, lo rinchiusero nelle segrete, reo di aver ucciso la loro regina. Indirono un consiglio per nominare un nuovo regnante, ma durante la discussione comparve un Geko, che disse di essere il padre della Gazza, e che questa aveva fatto un patto con il pesciolino, per cui, avendolo lui rispettato, essendo lei venuta, anche loro dovevano rispettarlo e trasferirsi in un'altra città, in un sacchetto. Questi, ovviamente, non erano d'accordo con questa decisone: saltarono addosso al Geko, e se lo mangiarono.
Nel frattempo, la lucertola che il pesciolino aveva conosciuta per prima venne a liberarlo, e con lui e le altre lucertole decisero di andarsene e migrare, lasciando la città agli aracnidi. Si imbarcarono dunque su una foglia e presero l'oceano.
Durante il tragitto incontrarono un branco di delfini carnivori, che chiesero alle lucertole di tagliarsi ognuna una zampa e dargliela, e loro li avrebbero condotti alla Città dell'oro. Alle lucertole onestamente non interessava di una zampa, quindi diedero ai delfini quello che volevano, e questi li accompagnarono all'isola della Città d'Oro.
Le lucertole, dopo anni di guerra civile e di stenti, non credevano ai loro occhi: una città disabitata piena di ogni ben di Dio; festeggiarono e si diedero ai vizi come mai nella loro vita. Ad un certo punto il terreno sotto di loro cominciò ad inghiottirli: dalla terra uscirono centinaia di vermi bianchi che avvolsero le lucertole. Questi però non erano carnivori, anzi: erano vermi massaggiatori, che, vibrando, presero a massaggiare tutto il corpo delle bestiole. Incredule per la fortuna avuta, le lucertole cominciarono a gemere di piacere.
Passarono dei minuti, e la terra prese a tremare; comparve un pene gigante, e si scoprì che i vermi non erano dei veri 'vermi', ma erano stati prodotti da questo pene. Alle lucertole questo non creò alcun fastidio; stavano bene, e solo questo importava.
Al pesciolino tutto questo non piaceva; essendo un cattolico fervente, era disgustato da tutto quello che stava accadendo; prese le sue cose e si imbarcò con un gruppo di pirati che stava passando lì vicino, dirigendosi verso il Brasile. Si ritrovò poi nel bel mezzo del carnevale di Rio, dove le ragazze brasiliane si innamorarono di lui, e lo issarono sopra una bandiera come attrazione del carnevale. Egli, in realtà, voleva essere portato alla statua del Cristo Redentore; rimbalzando sui seni prosperosi delle ballerine riuscì ad arrivare ai suoi piedi.
Iniziò una preghiera interminabile quando, ad un certo punto, la statua prese a parlare. Il pesciolino si commosse, credendo di essere uno dei pochi prescelti che aveva potuto udire la voce del Cristo Signore; in realtà dietro la statua era nascosto un pappagallino, che, per divertirsi, disse al pesciolino che per dimostrare la sua fede avrebbe dovuto trovare le cinque persone che lui gli avrebbe nominato, convincerle a farsi frate e a lasciare a lui tutti i loro averi. Il pesciolino accolse con gioia la prova e si diresse quindi a New York, dalla prima persona, un certo Giovanni delle Salme, giocatore d'azzardo, bevitore incallito e frequentore assiduo di prostitute.
Il pesciolino aveva il dono dell'eloquenza e della persuasione; convinse il povero Giovanni a farsi frate, e con i pochi averi che questo aveva si diresse verso l'Europa, in Finlandia, dove viveva Jukka, pastore di pecore e mucche. L'uomo, dal canto suo, non aveva mai visto un pesce, perciò gli rivoltò contro il suo gregge. Il pesciolino, però, non era stupido: conosceva la parola d'ordine per comunicare con le pecore, e iniziò a convertirle.
sabato 9 giugno 2012
9 Giugno, 7.20
esplosione di budella in un colorato fuoco d'artificio. è che poi sono sempre e perennemente io. anche a volermi lasciare andare finisco per fare il cuscinetto del cazzo in ogni situazione. e ci credo che mi tocca vedere tutto da fuori, ci dev'essere qualcosa che regge il palco altrimenti cade a pezzi, ci vogliono le viti non bastano le travi su cui tutti ballano, però la vite non è mai contemplata, non si chiede mai se ha voglia di fare una pausa, è una cosa così piccola eppure senza, che cazzo, non ci sarebbe un palco su cui stare.. che melodrammaticità, che lamento, che tutto. è che ad un certo punto è innegabile rompersi il cazzo, ma si passa comunque dalla parte del torto perché si esagera. vi cedo volentieri il mio posto, assaporatene ogni attimo, e lasciatemi libera, e forse non sono proprio io che esagero..
a buon rendere.
forse è ora di cambiare città...
mercoledì 6 giugno 2012
6 Giugno, 20.23
La stessa
monotonia
che ultimamente avevo sdegnato
mi lanciava un grido: io sono
essenziale
senza di me tu
appassirai, come questa
estate
che ripiega all'autunno;
congelerai, acqua in
inverno
che attende il primo alito di
primavera; ti sradicherai, erba nel
vento
strappata da un tornado;
seccherai, terra cui è negata la
pioggia.
Crank, p. 261
6 Giugno, 13.33
un bel lavoro
rovinato da quadricipiti perfetti
e le tue mani
affusolate
non risparmiavano
come edera
che si avvolge
sul mio corpo
stanco.
domenica 20 maggio 2012
20 Maggio, 20,43 - come stai? peggio di te.
ma perché uno va dallo psicologo?
«perché non crede che i suoi problemi siano più importanti dei tuoi.»
come stai? peggio di te. è un classico, ultimamente, sempre. lo riesco a vivere in quasi ogni conversazione. come se fosse una gara, capisci, io sto così, però io invece sto così, cioè come puoi lamentarti dai non vedi cosa sto passando io, ma no davvero io sto male, ma sono menate inutili, piuttosto cosa credi non mi hai visto?
sì, ti ho visto. ma vederti non vuol dire dimenticarmi di me. nonostante ormai si tenda a vedere tutto come normale. non è normale star male, non è normale avere una madre pazza, un padre che non c'è, non è normale essere picchiati, derisi.
non è normale rifugiarsi nei farmaci, nel cibo, non è normale pensare che una persona diversa debba essere trattata diversamente, non è normale fermarsi al particolare quando la situazione intera sta urlando 'NON È
COSÌ CHE DEVE ANDARE'.
teatro sociale. mi sconvolge come le persone possano INCAZZARSI, inalberarsi, reagire, protestare, perché 'non è stato spiegato tutto nella situazione' piuttosto che per la discriminazione palese che c'è sotto. si scappa. è inutile, questo è il nostro ritratto. buonisti che preferiscono prendersela perché non si dice una cosa irrilevante piuttosto che prendersela perché un ragazz* 'divers*' (metto le virgolette perché vi sfido a trovare due persone uguali) viene trattato ingiustamente. (preciso: scena (rappresentata in teatro sociale basata su una fatto realmente accaduto) in cui si parla di un bambino con ritardo a cui viene fatto uno scherzo pesante in gita, l'insegnante di sostegno parla con la preside che preferisce tacere sulla situazione per non infangare il buon nome della scuola piuttosto che punire). si trovano le migliori scuse per gli oppressori 'eh ma va bè, insomma, non possiamo essere sicuri, poi la società, uno è succube della società, non può magari esporsi per paura di essere giudicato, deve stare entro certi modelli' STRONZATE, ok. STRONZATE. io, a vedere questa scena recitata, mi sono sentita male. mi si è stretto il cuore, volevo piangere. e invece ci si fissa sul particolare 'ma non è stato detto questo e io non ho capito, ma perché la scuola non ha mandato l'insegnante di sostegno in gita?' (a parte che colei che interpretava la preside diceva palesemente, quando il bambino affermava 'io volevo una stanza da solo', che 'non è possibile, in gita poi, si sta meglio insieme). cosa c'era da capire? c'era una discriminazione palese, c'era cattiveria, c'era desiderio di omissione da parte 'dell'autorità' per non mettere in cattiva luce la scuola (in questo caso) o per non far vedere che esistono certe cose, e tu TU MI VIENI a sindacare su una cosa che non c'entra niente nella situazione?
sto male, io di più. stai male, fottesega.
per quanto mi riguarda, non esistono più persone brutte. e l'ho notato l'altro giorno. non giudico più le persone in base al loro aspetto. forse riesco a vedere le persone per come si comportano, il loro 'dentro' esce nella mia mente e diventa la loro faccia. e non mi importa più che tu sia 'bello', 'brutto', 'abile', 'non abile', grande piccolo vecchio giovane adulto. ho perso ogni desiderio di giudizio.
quel resto, però, continua a farmi schifo.
mercoledì 16 maggio 2012
14 Maggio, 11.00
sogno.
io, maicol e altri, dobbiamo prendere il treno per bergamo. solo sei
di noi sono reali. andiamo a fare il biglietto (16euro
e 20cents) e corriamo per prendere il treno. la borsa da
recuperare nella confusione di corpi era quella dell'aspiratore di
katia.
saliamo.
il treno è assurdo, enorme, con sedili beige, messi in modo strano,
tipo salotto. cerchiamo posto per almeno 10 persone, ma negli unici
dove si poteva stare c'erano una fila di valige dei controllori. e
una tizia strana, un'indiana, che si siede.
la
scena cambia. siamo io e una ragazza col caschetto, un'amica venuta
da lontano. le ricordo che mi deve i soldi che le ho prestato
l'ultima volta che è venuta. “sì, tanto mi hanno restituito
1000euro per il viaggio.”. le ho detto che me ne doveva duecento.
lei si stizzisce, al che le rispondo che può darmeli anche in
quattro mesi, se vuole.
cambia
scena. io, lei e mia sorella guardiamo orecchini in un'edicola.
l'altra si stufa, io li guardo tutti, devo cambiarne uno. più
lontano ci sono anche delle magliette e mia sorella “ma non ti
fanno paura?”. usciamo, prendiamo un taxi.
cambiano
le persone. rimane la tipa col caschetto, un uomo, la figlia
dell'uomo. non ricordo da che punto di vista vedo la scena. se sono
l'uomo, o se è come vedessi un film.
caschetto
e la figlia sono ricoperte di sperma, come in una ragnatela. l'uomo
si sta facendo un'altra sega, vedo la mano e il pene, di lato o di
fronte, non ricordo. poi gli schizzi.
caschetto
va davanti, passando dai sedili, uccide il taxista. torna dietro.
l'auto lentamente si ferma, si mettono le quattro frecce. sono di
nuovo io.
scendiamo
per prendere le borse, vedo all'edicola una mia ex compagna delle
elementari, ma sono due, anzi, tre, gemelle. credevo fossero due.
apro il baule e c'è il corpo del taxista. prendo la borsa. ho paura
ci scoprano, ma se non ci si avvicina troppo alla macchina il corpo
non si vede, scompare. c'è tanta polizia. un poliziotto ciccione e
pelato. caschetto viene a prendere la sua borsa (uguale a quella
grigia di katia, ma più grande.)
19.33
e c'era
l'esercito delle ciccione che ci veniva incontro. ognuna con un
colore diverso.
giovedì 10 maggio 2012
10 Maggio, 17.46
la
mia (vostra?) casa degli anni venti con i muri di colori tutti
diversi. e spenti. giallo, verde. e papà che ti prepara una festa di
compleanno ma se la dimentica in cucina. con due/tre pasticcini e un
vassoio giallo. e arrivi tu e 'sorpresa!' ma non c'è niente. tanti
auguri. e vilma torna in camera. e io ti dico 'ma come fai a vivere
in questa casa tutti i giorni'. e tu mi dici che non è una casa. ma si
ho capito cosa intendi. la casa è un'altra. e poi l'altra stanza
lunga e stretta dove c'erano una poltrona e un divano. un albergo. e
'bisogna servire il piatto al signorino' e io volevo fare una foto.
ma dov'è la mia macchina fotografica, dove l'avevo lasciata? l'ultima
volta l'ho vista nello zaino. torno ma non ci sono più i mobili e
vado in fondo alla stanza ed è come un corridoio tranciato. sempre
con i muri color spento. gialli. e arriva la mamma del bambino e 'ma
no passa prima tu' 'ma poi dovrò fare avanti e indietro con i
piatti' 'ma avrai il tuo vestito'. e vado in cucina per la tovaglia, poi non la voglio più,
torno e entro nella stanza sbagliata, che è tutta blu con il
pavimento di piastrelle morbide e il muro di piastrelle morbide e me ne accorgo perché non c'è l'armadio con l'adesivo a forma di ape. torno nel salotto ed è comparsa una sedia in mezzo e mi è
venuto in mente quello che avevi detto 'vorrei vivere in una casa
enorme e ci metterei solo una sedia dentro' e ti avevo odiato perché
volevi essere originale. ti pare? poi ci sei tu e ti dico 'no
aspetta spostati più lontana che devo fare una foto anzi no aspetta
vieni dietro di me'.
poi.
ci sei tu che per le strade di pavia ad un certo punto ti sdrai, e io
non capisco perché stiamo a terra, cosa c'è, il terremoto? ma tu non
mi rispondi e hai gli occhi bianchi. allora mi sdraio anche io. poi
ci alziamo. i ragazzi non possono prendere il treno perché non ce ne
sono. non possono tornare a cisano torneranno domani mattina. nel
frattempo puoi ospitarmi? e chiamano i genitori. siamo entrate non so
come in una piazza rialzata, con una fontana in mezzo, che tu baci
'per fortuna che esisti'. poi finiamo in fondo ad una discesa in un
prato, ma dall'alto i carabinieri sparano e quasi ci colpiscono, e io
urlo di non sparare e ti dico che dobbiamo andarcene. ma tu è come
se fossi un peso morto, non ti muovi, e loro continuano le loro prove
noncuranti. e sparano anche una bomba 'e poi dicono che non hanno
queste armi'. risaliamo e baci di nuovo la fontana.
e
in tutto questo non riuscivo mai a tenere gli occhi aperti.
mercoledì 9 maggio 2012
9 Maggio, 11.36
ogni
volta che mi sveglio sono un'altra persona. gettiamo le basi per la
schizofrenia. tanto di base queste cose ritornano ciclicamente, una
settimana di pace in realtà è solo una vacanza che poi fa tornare
tutto come prima. anche se difficile da capire e da condividere. e da
gestire. vorrei sapere chi sei. perché la tua faccia mi sta
tormentando da ieri notte. forse è solo un miscuglio di film che ho
visto recentemente...ahah. battuta. la mia mente produce cose che non
ho mai visto in modo del tutto reale. perché non capisco mai quando
sto sognando? almeno potrei svegliarmi e non far continuare questo
schifo. amo la surrealtà ma mi rende totalmente ansiosa. l'ultima
volta al corso di narrazione mi sono immaginata il condizionatore
scoppiare, lentamente da destra a sinistra il fuoco corrodeva le
persone lasciandole con solo i muscoli, pezzi di pelle e gli occhi
neri. ma loro ridevano, e andavano avanti a parlare.
lunedì 7 maggio 2012
7 Maggio, 10.59
guance
di fragole. e lacrime che sanno di pece e scavano lunghi solchi nel
mio viso, per vie già percorse. non mi importa più, non mi importa
più di vorticare nel nulla, mangiando terra e graffiandomi gli occhi
per non vedere più. ho riso tanto da farmi cadere i denti, ho
ascoltato il tuo silenzio per farmi forare i timpani e ti ho
abbracciato da sola, nelle notti in cui sognavo di svegliarmi con le
mani intrecciate. mordendo le dita per far andar via l'ansia e
dormire un po'.abbraccio il mio peluche e mi vesto di incubi. e
dimentico. ogni cosa che ho vissuto la lascio nel mio cassetto, poi
mi sposto un po' e le rivesto con carta di giornale, le porto in
soffitta e ogni tanto mi metto a sfogliare quelle notizie di cui mi
ero dimenticata. ma mi sto costruendo un nido nuovo, più
accogliente, forse così inizierò a sorridere. con le labbra rosse.
non sei stato il primo. forse sarai l'ultimo.
lunedì 23 aprile 2012
23 Aprile, 23.31
chi
ha il pane non ha i denti. e tu ce li hai ancora i denti? che bei
denti che hai.
quanto
mi fai incazzare. quanto mi fai rimanere di merda. è una vita che ci
rimango di merda. ma sembra che non ti importi e che siamo noi gli
stronzi che pretendiamo troppo. ma se non si chiede si è
menefreghisti se si chiede sono troppe domande. tanto non rispondi
mai. almeno non a me. perché c'è chi può sapere. mentre l'ultima
stronza a sapere le cose e a cui dici un sacco di balle sono io. ma
per non farmi preoccupare, ma ovvio. ma chissenefrega se io torno
solo per te. mi dispiace, probabilmente faccio schifo nelle
relazioni, penso di capire tanto gli altri e invece non capisco una
cippa. non sarò degna della fiducia di sapere le cose. perché poi
sono una rompicoglioni e mi intrometto. ma peccato che cerchi solo di
aiutarti. e che tanto io sono forte no?tanto io faccio un sacco di
cose. vaffanculo dio porco mi sento l'ultima delle merde al tuo
confronto e a fianco a te, mi sembra solo di romperti le palle, mi fa
piacere che l'unico in grado di farti sorridere sia un grande cazzone
arrogante che per me può andarsene a fanculo. stufa di prendermi un
sacco di responsabilità che non voglio. e a casa, col cazzo che ci
ritorno. se devo star qui ad aspettare qualcuno che quando torno mi
abbracci posso anche diventare vecchia. visto che tanto io sto su da
sola. vaffanculo.
sabato 21 aprile 2012
21 Aprile, 11.45
“Hello,
it's changed..”
ma
dove/cosa?non è così, per un cazzo. ficcaficcaficca. sarebbe la
società perfetta. forse. cioè in fondo è tipo una stronzata non
dovrei sentirmi così male. ma invece vorrei tagliarmi tutte le
braccia così forse potrebbe uscire e lasciarmi in pace. wish you
were here un cazzo.
ho
pensato anche. quando hai gli occhi chiusi, o meglio, quando ho gli
occhi chiusi, dimentico totalmente il corpo della persona che ho
accanto, non la vedo più com'è, soprattutto se non parla, ho la mia
immagine mentale della persona, e nemmeno toccarla mi fa pensare a
com'è veramente. l'unica cosa che può farlo è la voce. che
tormento questa voce, la mia, quella altrui, che mi fa innamorare o
provare ribrezzo solo sentendola. non conta più il corpo, solo
quello che dal corpo esce. abbracciami ti prego. voglio stare sola.
venerdì 13 aprile 2012
13 Aprile, 23.23
23.23 23.23 23.23 un minuto dura un sacco. paura blu. angoscia blu. opossum paura paura blu. gola chiusa. mancamento. vuoto. sottovuoto. pressione. incidente. penna. blu. stanza rossa. gambe lisce e maglioni bianchi. occhi verdi. blu. tutto blu. rossetto sui muri, spille da balia sui seni. occhi azzurri. pori dilatati e ambiente soft. stanza rossa. perdono perché ho peccato. lasciami scorrere come fiume. ti manco? ci mancherebbe. mancherebbe. mancherebbe. abbraccio giallo. collo blu e verde. viola. occhi famelici. brillanti. stelle filanti. stelle d'oro. bambini nati piccoli e non nati davvero. sangue blu. tele blu. programmi blu. mi gira la testa.
martedì 10 aprile 2012
10 Aprile, 19.24
giuro sto sclerando. non ce la faccio. ho sonno voglio dormire e non mi addormento. che poi passa poi alle cinque e mezza dormo. poi fa freddo ma perché fa freddo cazzo è aprile è primavera. dov'è il sole. i fiori. no è vero marzo pazzerello aprile dolce dormire. ma che dolce dormire non dormo un cazzo vaffanculo. pensa cazzo potevo anche morire. le mie morti tragiche. e invece poi sono intrappolata in questo corpo di merda. dio mio sto sclerando. sto prendendo anche quei farmaci per il rilassamento muscolare. dove sei? boh che cazzo ne so. che ansia. no ma sono debolissima vorrei dormire e non si dorme. uscirò, mi stanco. dormo. mi alzo. non sono più abituata a stare a casa adesso ero sempre fuori. dove sei? di nuovo. non lo so. ma non andare a lavorare. ma non mi stanco e non dormo. ma perché hai questa voce? che fatica parlare. ma un bel film? ma un bell'abbraccio? ma un cane. ma un duomo. ma un signor nessuno. le sigarette. madamoiselle madame. l'ammore. e gli occhiali dove sono i miei occhiali? ma chi mi ha dato gli occhiali? ma dove sei finito? ma questa è merda liquida siamo dei maiali! dove devo andare? in che strada siamo? attenta a non finire giù. ma non sei arrabbiata con noi? no ma figurati sei fuori? ma non doveva andare così. eh ma poi era tutto. cosa? ah sì, una centrifuga e un cartone. dove sono? devo uscire. che puzza di benzina. spegnete la macchina! ma è un bambino? ma no non chiamare l'ambulanza. ahahaha siete uscite con le vostre gambe! dove sei? sto prendendo dei farmaci per i muscoli. perché la strega karabà è cattiva?
a volte sono un po' stanco di essere sempre solo a battermi, e mi sento un po' piccolo, e ho un po' di paura.
domenica 8 aprile 2012
8 Aprile, 23.02 - E fu.
purtroppo. purtroppo o per fortuna le cose che sento si avverano. magari a volte posso non trovare un immediato collegamento logico tra me e le cose che dico/penso. ma prima o poi avverrà. ed è quello che è successo oggi. 'un anno di vita coinvolto in un incidente stradale' si è avverato. anche se non era proprio un anno, ma quasi. il mio primo incidente. mio nel senso che guidavo io. mio nel senso che è colpa mia. più della mia inesperienza che della mia incoscienza. e di quelle strade del cazzo strette con la ghiaia e i prati che van giù a piombo. non dimenticherò mai il tuo viso 'no, mile, nooo!'. e noi che cadiamo. e ci ribaltiamo. ed è diventato tutto buio e credevo che non saremmo mai uscite di lì. e la paura. e i vostri visi. i vostri lividi. e l'ambulanza e la tizia 'ma non hai visto la curva?' ma secondo te. ho solo cercato di ridurre la velocità, cazzo, che ne sapevo io che. che.
pensare che prima di questo ho fatto due ore (presumo, se non di più) di guida da un posto sperduto in piemonte a pavia, dopo anni che non guidavo, ed è andato tutto liscio. quando pensi che ce l'hai fatta c'è sempre qualcosa che rovina tutto. e questa volta è stata ghiaia. grazie a..
sabato 7 aprile 2012
7 Aprile, 18.37
and she's all sewn apart
and she has many colored pins
sticking out of her heart
She has a beautiful set
of hypno-disk eyes,
the ones that she uses
to hypnotize guys.
She has many different zombies
who are deeply in her trance.
She even has a zombie
who was originally from France.
But she knows she has a curse on her,
a curse she cannot win.
For if someone gets
too close to her,
the pins stick farther in.
giovedì 5 aprile 2012
4 Aprile, 23.40 – Lettera agli occhi blu.
Car* amic*, conoscente, persona. Mi sono ritrovata spesso a pensarti in quest'ultimo periodo (non che spesso comunque non lo faccia) a causa di eventi che l'hanno predisposto. Preferisco rimanere sul vago, se tanto tu sai chi sei, capirai. Mi sono spesso domandata cos'abbia portato al nostro allontanarsi, le colpe stanno da entrambi i lati, di solito, ma in questo caso io riesco a ricordare che tu non mi rispondevi più. Ma evidentemente io non ho contribuito abbastanza. E in ogni caso mi rendo conto che non fosse un gran periodo. Ma, occhi blu, io ci tenevo davvero tanto. Era fondamentale condividermi con te. Nonostante abbia capito, e comunque sapessi già, che di te non sapevo niente. O meglio, sapevo quello che mi raccontavi. Non eravamo vicin*, ci sentivamo soltanto scrivendoci. Ma dev'essere andato storto qualcosa. Ricordo delle mie parole, forse ho tralasciato troppe domande che avrei dovuto farti. Saremmo dovut* essere più vicin*. In questo modo avremmo condiviso ciò che ci ha diviso col tempo. E forse avrei saputo chi veramente eri. Fragile. Nonostante non abbia mai pensato che avessi questa gran forza. Ma non avevo nemmeno idea di quello che ti circondava. E spesso mi sembra di essere una pessima amica, ma mi rendo conto che non posso vivere in base a ciò che la gente non mi dice. E finisco per stupirmi. L'immaginazione, però, la lascio ad altro. Ma che sia ben chiaro che questo non è un rimprovero. Potrebbe esserlo per me, che sarei dovuta stare più attenta. Ma se è andata così si vede che era il corso delle cose che doveva andare così. E non sto qui a piangere sul passato, so ben definire le distanze. Però almeno ora mi sembra di vederti felice, dagli occhi. Quegli occhi blu che mi piacevano molto. E allora sorrido insieme a te nelle tue foto, e ti saluto. Ciao occhi blu, come vedi ti ho dedicato anche le uniche maiuscole di questo mio posto. È una distanza, un passato che non c'è più e un futuro che non sarà, perché non ha senso. Ma voglio che tu sappia (e immagino tu lo sapppia) che sei stat* una parte importante del mio percorso. Voglio ricordarti così, che mi correvi incontro da un prato verde. Ciao, occhi blu.
sabato 31 marzo 2012
31 Marzo, 14.02
le mie mani non stanno bene con la mia faccia. non si appartengono le une alle altre. è tutto un torpore ma se vai sempre a letto tardi. eppure pensavo fosse un segno positivo. che sciocca. o forse è il posto che porta male. o io mi fido troppo e via. riempiamo le tazze di gusci di pistacchi. credo che 'mi dispiace' sia la parola che più è uscita dalla tua bocca e credo che sia la più falsa.(giusto per tornare alle stronzate che dicevo ieri).leave me alone, cross my mind, let me die in the river. eppure CHEPPALLE sarebbe stata una situazione PERFETTA. che atmosfera. in cui si arrostiscono peni – ma va bè. non c'entra. il cielo era enorme e splendente e mi sembrava davvero di essere su una sfera un po' schiacciata ai poli che se ne sta lì sospesa e girante. ho un continuo raddoppiamento. striscia la biscia e un bastone l'ammazza. this is the end. my onlyfriend, the end. lalalalala...(alla beirut – rhineland. alla fine). aperitivo in centro e via.
venerdì 30 marzo 2012
30 Marzo, 11.06
se mi cerchi tu vai dritto
quando sei in egitto
quando sei in egitto
gira per dubai
che forse li ci troverai
e se sei ricco cercaci tra i nippo
vai fino alle hawaii
il mondo non finisce mai
che forse li ci troverai
e se sei ricco cercaci tra i nippo
vai fino alle hawaii
il mondo non finisce mai
sto andando al rallentatore. sta andando tutto al rallentatore. faccio le cose perché le devo fare ma non sento più niente. la felicità così com'è venuta se n'è andata, e provo solo..credo sia totale indifferenza per qualsiasi cosa. indifferenza emotiva, perché razionalmente capisco. faccio le cose perché è normale che così vadano fatte. non me ne frega niente. le porto fino al limite ma poi non sento niente. ti stai divertendo?ma in realtà no. in realtà non mi sto divertendo per un cazzo.
perché-quando-dico-le-cose-poi-non-sono-più-così.perdonatemi.perdonami. scegliere di fare quello che voglio a discapito del desiderio di un altro mi fa morire. mi sta facendo morire. la cosa che riesce a farmi provare qualcosa è solo il pensiero di aver deluso qualcuno. e mi fa male, tanto. il resto non esiste più. dov'è la bellezza? dov'è il piacere? è tutto esasperato però non lo provo. mi dico che sono stupida ma non lo sento. penso di essere contenta ma non lo sono. una cosa mi fa particolarmente a piacere ma non riesco a sentire questo piacere. e c'è la mia 'just a mug', i miei biscotti senzalattesenzauova, la bottiglietta d'acqua, il corso di narrazione, momenti di trascurabile felicità, l'interpretazione. il vino. e shanae.
perdonami. perdonatemi.
['lo siento' esprime perfettamente il concetto.non 'mi dispiace'.che per chi è sensibile alle cose può risultare anche falso.non 'scusa'.lo siento..]
il mondo non finisce mai...
mercoledì 28 marzo 2012
decine di ore e di giorni, non quantificabile. denominato approssimazione.
non avevo ancora avuto il tempo di ascoltarmi ultimamente perciò si è un po' tutto condensato in vari giorni di primavera. che poi inizia tutto da qui credo, festeggiamo beviamo incessantemente e fino a tardi. in ogni caso il piacere di leggere da soli al sole. il piacere di stare soli e ascoltare bon iver e leggere e guardare le cose con le mie nuove lenti colorate al contrasto. cioè come se indossassi delle lenti che rendono tutto 'più contrasto' come quando modifichi le foto col pc. e la città sembra di mare e sembra un'altra città, perché ci sono dei nuovi particolari mai visti che la rendono diversa. ho finito di ri-leggere la nausea di sartre e con lui è andata di pari passo la mia evoluzione. è un libro che si legge lentamente perché è proprio pieno di cose e non si possono tralasciare. antoine roquentin è di nuovo esistito e cresciuto barra cambiato insieme a me da quando ho iniziato a rileggerlo a sabato che l'ho finito. ed è sempre inquietante constatare che le sue riflessioni le feci anche io prima di leggerlo. è una specie di filo che ci unisce in una maniera strana. ma io non credo al caso sicché. poi finalmente sono riuscita a ballare qualcosa che mi piace ballare e godermelo fino ad un certo punto. nonostante comunque le mie percezioni siano sempre distorte, infatti nella mia testa io ero vestita come al balla coi cinghiali quando è uscito il mio sangue africano che mi ha fatto ballare e vorticare. e lì era un po' una situazione simile forse. che non avrei voluto che finisse. come al balla. come quelle cose piccole che ti fanno capire il tuo posto. come quando ho suonato il darbouka blu in duomo. blu cazzo.
e poi mi viene lo schizzo e vado al mare e via. che te lo godi un po'.che si cerca di riuscire a superare il solito senso di inadeguatezza che riempie la tua mente come al solito. credo di avere la testa piena di sudore. sì lo so che fa schifo ma che cazzo ci posso fare se è così?la materia grigia è liquida e mi pervade i pori e tremo da dentro e la mia vagina va a farsi viaggi mistici senza di me. che tristezza. poi non lo so mi viene pure da pensare che smetterò di fare sesso perché se vaffanculo ognuno si fa sempre i cazzi propri e io non so mai dove sono con la testa e quindi non ho la più pallida idea di quello che sto facendo e questo vortice vizioso inizia a rompermi le scatole. che il mio periodo d'oro se n'è andato a farsi fottere velocemente così com'è arrivato.'periodo d'oro' poi è una parola ben grossa. era una specie di mandare affanculo. che poi mi ha mandato affanculo. santo dio di porca puttana in putrefazione. se tipo dopo 200 volte che si prova a vedersi le cose sono sempre contro vorrà dire qualcosa?
piccola aggiunta postuma
devo finire in fretta di leggere l'insostenibileleggerezzadell'essere di kundera. tereza si sta appropriando del mio corpo e non posso permetterle di indebolirmi anche solo momentaneamente. vaffanculo a me e alla mia empatiaimmedesimazione con i fottuti personaggi di ogni libro. probabilmente quell'uomo mi vedrebbe senza vagina e con un foglio bianco in testa in cui ognuno può scrivere come devo essere. iosonocometumivuoi.
piccola aggiunta postuma
devo finire in fretta di leggere l'insostenibileleggerezzadell'essere di kundera. tereza si sta appropriando del mio corpo e non posso permetterle di indebolirmi anche solo momentaneamente. vaffanculo a me e alla mia empatiaimmedesimazione con i fottuti personaggi di ogni libro. probabilmente quell'uomo mi vedrebbe senza vagina e con un foglio bianco in testa in cui ognuno può scrivere come devo essere. iosonocometumivuoi.
domenica 18 marzo 2012
17 Marzo, 23.51
un chien andalou
nel bagno c'è puzza di mia madre. di alcool e di putrefazione. credo sia l'odore che odio di più al mondo, che mi fa venire un senso di sporco e perverso. quasi incestuoso dal tanto mi rivolta le narici. sono sotto la doccia e mi sto pensando.
al venerdì poi se esco di solito succede che torno a casa piena di vuoto. esco per rinfrescarmi e non capisco. non riesco a capire se voglio stare lì o se voglio andare a casa. e le voci diventano un brusio unico che fa da sottofondo a strade illuminate e semivuote. in mezzo a viali alberati e sigarette.
sindrome della claustrofobia da pista da ballo.
qual è il tono giusto per dire le cose?ho sempre pensato che fosse quello che ti senti. e invece ho perso di vista le buone maniere, probabilmente si sono infilate nelle mie lenzuola rosse come il vestito per celebrare la primavera che viene.
mi profondamente annoia tutto. rimango tipo intrappolata in una linea sottilissima in cui le cose possono funzionare. da una parte c'è il 'troppo poco' e dall'altra 'mimi stai esagerando in questa situazione'.non mi sembra che mi venga retto il gioco, e diventa frustrante e quindi ci si ricama una misantropia intellettuale che perlomeno placa la fame di 'perché' che mi costellaziona la testa. però non è vero sono ingiusta, ci sono situazioni in cui proprio non mi annoio e anzi mi trovo davvero bene, solo che dipendono da un'unica persona a cui di solito mi aggrappo (fisicamente).che mi vien da dire che se devo provare queste cose per poi però avere questo dico che non mi interessa e che io le provi pure. una volta credevo che la condizione di pseudo felicità che forse mi sarebbe stata concessa avrebbe totalmente cambiato il mio stile malinconicopresammalesonodisagiata. mi sono ben resa conto che non è così, è semplicemente una dose di morfina che momentaneamente rende tutto filmico. e velatamente insulto chi sa.
ho freddo mi colano gocce sulla schiena e nove è il mio numero preferito. perché le idee migliori se ne vanno sempre, necessito un taccuino mentale. avevo un sacco di domande da farti. adieu.
martedì 28 febbraio 2012
Coltivazione di inserti - dedicata
Preludio:
(aspira tutto ho un machete nel cuore e sono il fegato di un lombricobruco, ho bisogno di nonsense, ah, dio, ma dove cazzo sei partner sfigato)
Introduzione:
io ti amo come i cani
e i polli
e i polli
Atto primo:
potrei decidere di infilare nuovi spuntini sotto il
marciapiede della tua porta a vetri
rilucente splendido splendente anzi splendènte mi raccomando
la è aperta
buchi aperti cièli scopèrti erti moderati moderni infilati in
un bastone di caucciù
che ti prende a bastonate di bava millebave e fili di erba
passa
che ti passa sopra passa che ti passa ripasserà la passera
assaltatori di ani indilatatamente sovvertiti presciutamente
pasciati da mucche sterili di anfetamine invischiate in
concerti prematuri di coconute inviperite e ingestibili fini
a se stesse come mantidi religiose prive di senso e di
infinita leggerezza verde
boomerang di bonghi assaltati da un piccolo viaggiatore di
passaggio massaggio viaggio paggio signoraggio catapulte di
colorate margherite pelate di pioggia e infilate sopra i cavi
della luce
E I CAVI DELLA LUCEEEE paradisi introversi di scarpinate
infilate sotto palandrane accese e giacche usate da scarpe
tiptaptiche di saggina infibulata dai cecoslovacchi bagnati
di pece e pectina
marciapiede della tua porta a vetri
rilucente splendido splendente anzi splendènte mi raccomando
la è aperta
buchi aperti cièli scopèrti erti moderati moderni infilati in
un bastone di caucciù
che ti prende a bastonate di bava millebave e fili di erba
passa
che ti passa sopra passa che ti passa ripasserà la passera
assaltatori di ani indilatatamente sovvertiti presciutamente
pasciati da mucche sterili di anfetamine invischiate in
concerti prematuri di coconute inviperite e ingestibili fini
a se stesse come mantidi religiose prive di senso e di
infinita leggerezza verde
boomerang di bonghi assaltati da un piccolo viaggiatore di
passaggio massaggio viaggio paggio signoraggio catapulte di
colorate margherite pelate di pioggia e infilate sopra i cavi
della luce
E I CAVI DELLA LUCEEEE paradisi introversi di scarpinate
infilate sotto palandrane accese e giacche usate da scarpe
tiptaptiche di saggina infibulata dai cecoslovacchi bagnati
di pece e pectina
Pausa:
e poi
Atto secondo:
IL SILEEENZIO che ti lasciava amareggiato dentro camini di
pietra e siiii infilava come martire del suo stesso giorno
della nascita portando con sé minuuuscoli pezzetti di cicoria
marcia che profumava di stenti e di enti stradali e porcili a
portata di fulmini e saette eppure non v'è differenza tra
acque chete e acque fulminanti che ti danno che ti danno che
ti danno un piccolo sfogo di lancinanti abbazie del momento
assurdo del danno cerebrale del piccolo anfitrione lasciato a
bazzicare sul ciglio della strada oltre la linea gialla della
siepe senza buio e senza marionette infilate di nuovo questa
parola in un piccolo antro buio e sconnesso e disadattato nel
suo miracolo di finezza e finestra e mangimi di carciofi
transgenici
pietra e siiii infilava come martire del suo stesso giorno
della nascita portando con sé minuuuscoli pezzetti di cicoria
marcia che profumava di stenti e di enti stradali e porcili a
portata di fulmini e saette eppure non v'è differenza tra
acque chete e acque fulminanti che ti danno che ti danno che
ti danno un piccolo sfogo di lancinanti abbazie del momento
assurdo del danno cerebrale del piccolo anfitrione lasciato a
bazzicare sul ciglio della strada oltre la linea gialla della
siepe senza buio e senza marionette infilate di nuovo questa
parola in un piccolo antro buio e sconnesso e disadattato nel
suo miracolo di finezza e finestra e mangimi di carciofi
transgenici
domenica 26 febbraio 2012
26 Febbraio, 16.04 (04.04)
«Tu sei l'amore bellissimo».
siamo dei parassiti del silenzio. lo azzanniamo da dentro e lentamente lo rosicchiamo fino a svuotarlo e farlo marcire. credo che come al solito sia la consapevolezza a cambiare le cose, perché ti fa decidere per il sì o il no. così i miei momenti perfetti e da film ora posso capire che sono bellissimi ma finti perché fini a se stessi, però posso decidere di vivermeli sapendo che lo sono. e non starci troppo male dopo, con quel senso di vuoto rosicchiato. ieri ne ho avuti un sacco, momenti di video perfetti. guardavo il film del mio film. ci guardavo da fuori ed eravamo bellissimi. erano delle belle immagini, di quelle che aspetto sempre. ma non come quando ero nella stanza rossa. lì c'era in-coscienza, e poi visti da fuori non eravamo così belli, solo un po' morti. non piangere, lacrime di vino.
«Non c'è rimedio;
she looks like the real thing/she tastes like the real thing/my fake plastic love».
l'unico rimedio è non abbandonarsi, e fare se mai il koala ogni tanto, e tatuarsi i mostri che hai nella testa, così che possano vivere su di me. tanto fortunatamente c'è una penna che riesce a dare forma ai miei sgorbi. basta soffocarli, devono respirare. magari vedendo il mondo decidono di viaggiare.
siamo ombre morte che camminano al chiaro di luna sorridente.
siamo dei parassiti del silenzio. lo azzanniamo da dentro e lentamente lo rosicchiamo fino a svuotarlo e farlo marcire. credo che come al solito sia la consapevolezza a cambiare le cose, perché ti fa decidere per il sì o il no. così i miei momenti perfetti e da film ora posso capire che sono bellissimi ma finti perché fini a se stessi, però posso decidere di vivermeli sapendo che lo sono. e non starci troppo male dopo, con quel senso di vuoto rosicchiato. ieri ne ho avuti un sacco, momenti di video perfetti. guardavo il film del mio film. ci guardavo da fuori ed eravamo bellissimi. erano delle belle immagini, di quelle che aspetto sempre. ma non come quando ero nella stanza rossa. lì c'era in-coscienza, e poi visti da fuori non eravamo così belli, solo un po' morti. non piangere, lacrime di vino.
«Non c'è rimedio;
she looks like the real thing/she tastes like the real thing/my fake plastic love».
l'unico rimedio è non abbandonarsi, e fare se mai il koala ogni tanto, e tatuarsi i mostri che hai nella testa, così che possano vivere su di me. tanto fortunatamente c'è una penna che riesce a dare forma ai miei sgorbi. basta soffocarli, devono respirare. magari vedendo il mondo decidono di viaggiare.
siamo ombre morte che camminano al chiaro di luna sorridente.
lunedì 20 febbraio 2012
20 Febbraio, 18.22
'mimi ha gli occhi grandi e tristi con dentro l'oceano'. restituire il maglione restituire il tempo perso. desidero assaggiare tutto. per questo mi lavo bene la lingua, per permetterle di essere pronta di nuovo per il cacao.
lunedì 30 gennaio 2012
30 Gennaio, 23.44
allo specchio cercavo di capire perché ad un certo punto il mio volto scomparisse per lasciar posto ad un teschio sorridente. quali perché. aleggiano ancora nelle viscere mutilate di un corpo viscido lasciato scorrere sui nastri trasportatori e poi inghiottito da fauci voraci ed insaziabili.
il sole sorge ad est ma percezioni passive lo possono rendere luna. p p p p .
vomito vomito vomito. questo mi vien da fare ma non so nemmeno vomitare qualcosa di sensato. incolore e bianco.
(vorrei) solo un arcobaleno e le mie puttane da (sotto)vuoto. un cavallo su cui puntare sarebbe troppo scontato.
e magari evitare di scrivere cose che fan schifo.
il sole sorge ad est ma percezioni passive lo possono rendere luna. p p p p .
vomito vomito vomito. questo mi vien da fare ma non so nemmeno vomitare qualcosa di sensato. incolore e bianco.
(vorrei) solo un arcobaleno e le mie puttane da (sotto)vuoto. un cavallo su cui puntare sarebbe troppo scontato.
e magari evitare di scrivere cose che fan schifo.
venerdì 27 gennaio 2012
27 Gennaio, 00.00
c'è così tanta ansia in questa pancia che potrei gonfiare diciassette palloncini in diciassette turni diversi per poi avere un grappolo d'uva da lasciar fluttuare nel cielo. e dato che l'amore è impossibile in questo circolo vizioso mi riempirò di materiali di scarto per appagare la sensazione lasciata dal tronco che mi ha trapassato. sono stanca di dovermi appigliare a qualsiasi cosa possa aver anche solo minimamente alleviato questo senso di inesistenza. non dovevi abbracciarmi non avresti mai dovuto. volevo solo tirare un po' quegli orecchini e andarmi a scaldare in qualche posto dove non bruciano il cartone nei bidoni per sopravvivere al ghiaccio che viene da dentro di sé.
martedì 24 gennaio 2012
24 Gennaio, 00.28
certe volte si riesce a passare la giornata che avresti voluto passare. tipo spostarsi letto-divano e ingurgitare decine di film e innamorarti delle orecchie da coniglio. in maglietta e mutande. con pasta al pomodoro alle 5.
sento come se avessi uno zaino davanti. la mia pancia è sotto uno zaino. una cosa che non è mia. digressioni. vattene.
e premere tasti di un pianoforte.
sento come se avessi uno zaino davanti. la mia pancia è sotto uno zaino. una cosa che non è mia. digressioni. vattene.
e premere tasti di un pianoforte.
sabato 14 gennaio 2012
14 Gennaio, 17.06
riflessioni di serata alcolica.
la gente ha le facce. mi sono accorta ieri sera. so che le hanno e so che non mi piace, e io non la vorrei avere. ma in realtà credo di non averne una.
è come una maschera, è la Maschera, solo che è fatta della propria pelle, e non la puoi togliere. perché se la togliessi verrebbe via tutto. e farebbe un po' schifo, anatomicamente parlando.
me le immagino quelle persone senza niente sotto. anzi, è così che le vedo. solo pezzi di carne in decomposizione che perde brandelli ad ogni passo. e con gli occhi giganti e tondi senza niente attorno. mentre il resto del corpo è normale.
odio che mi si dica che si sta bene con me.
la gente ha le facce. mi sono accorta ieri sera. so che le hanno e so che non mi piace, e io non la vorrei avere. ma in realtà credo di non averne una.
è come una maschera, è la Maschera, solo che è fatta della propria pelle, e non la puoi togliere. perché se la togliessi verrebbe via tutto. e farebbe un po' schifo, anatomicamente parlando.
me le immagino quelle persone senza niente sotto. anzi, è così che le vedo. solo pezzi di carne in decomposizione che perde brandelli ad ogni passo. e con gli occhi giganti e tondi senza niente attorno. mentre il resto del corpo è normale.
odio che mi si dica che si sta bene con me.
giovedì 12 gennaio 2012
12 Gennaio, 17.22
a te che non ci sei mai. che se ti chiamo non mi rispondi. che mi chiami mi dici una cosa e già due volte non la fai. che mi lasci da sola ad aspettare che mi chiamerai e invece no. neanche per dire non ci sono. niente mi lasci con il niente
dove cazzo vanno a finire le tue parole? dove cazzo le seppellisci come cazzo fai a dimenticarti di me ogni volta? perché ti dimentichi di me? perché mi illudi mi fai sperare in qualcosa che poi puntualmente non mantieni? sei solo una spina senza la cazzo di rosa.
cerchi di passare tutto il tuo tempo con lei è ovvio mica ti dico qualcosa ci mancherebbe altro. ma non promettermi qualcosa che non puoi mantenere.
...
chi cazzo ci pensa a me? state tutti così bene con me ma io? io con chi posso stare bene? e non so nemmeno più scrivere e mi devo rifugiare in questo schifo da dodicenne ma allora? che cazzo devo fare non lo so.
da chi vado adesso quando sono sola?
sono un cazzo di barattolo sottovuoto con dentro niente .
non ho niente
dove cazzo vanno a finire le tue parole? dove cazzo le seppellisci come cazzo fai a dimenticarti di me ogni volta? perché ti dimentichi di me? perché mi illudi mi fai sperare in qualcosa che poi puntualmente non mantieni? sei solo una spina senza la cazzo di rosa.
cerchi di passare tutto il tuo tempo con lei è ovvio mica ti dico qualcosa ci mancherebbe altro. ma non promettermi qualcosa che non puoi mantenere.
...
chi cazzo ci pensa a me? state tutti così bene con me ma io? io con chi posso stare bene? e non so nemmeno più scrivere e mi devo rifugiare in questo schifo da dodicenne ma allora? che cazzo devo fare non lo so.
da chi vado adesso quando sono sola?
sono un cazzo di barattolo sottovuoto con dentro niente .
non ho niente
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