'rise again'.
mantra da ripetere, ininterrottamente, nella testa. come un mantra, appunto.
i giorni di reclusione forzata e non dormire per colpa di gocce rubino possono portare a riflettere fin troppo. compresi i baci a stampo senza senso che butti nel cesso dopo tre secondi ma che intanto?eh che intanto, flusso di coscienza a mille. eppure ho il complesso dell'organo genitale riproduttore.
sto ricominciando a vorticare. a roteare. di nuovo un uragano che prende e spazza via?
non lo so in realtà. sto cominciando a rivalutare la stabilità. che poi sarebbe 'fittizia', nel senso che non sarebbe per tutto. devo imparare a dividere le cose, a dare il giusto peso ad ogni cosa.
non è che perché ne hai una le altre ti sono precluse.
non è che perché ne hai una ce n'è sempre 'una migliore'. di sicuro ce n'è una diversa, ma migliore?
è quello che mi sto chiedendo adesso. se davvero è il caso di, non 'invertire' rotta ma semplicemente di cambiarla. visto che quella che ho portato avanti fino ad ora, consapevolmente o meno, era un girare in tondo in un circolo vizioso che non mi piace.
devo rivalutare i miei rapporti primordiali. quelli con i genitori, poi potrò pensare al resto.
il rancore per rancore non ha senso. il rancore per sempre ancora di meno. anche perché poi penso che crea problemi anche a me, nel senso, non risolvo i miei casini andando avanti così. e allora risolviamo la base.
ho anche capito che quando sono in un periodo di stallo e voglio stare da sola, è perché devo leccarmi le ferite e guarirmi io. perché se sono ferma non voglio stare con altra gente, altre persone. se sono ferma è perché c'è qualcosa da aggiustare. mentre poi quando - tipo ora - ricomincio a volteggiare, mi piace di nuovo circondarmi di chi è capace, a volteggiare.
ma ho deciso che non voglio tornare indietro.
sarò dura, sarò quel che vuoi. non sono più così accondiscendente eccetera.
pensa a chi perdi, ma pensa a chi resta.
ovviamente non sono perfetta, errori li sto continuando a fare e portare avanti, ma un passo per volta, mica si può avere tutto e subito. la consapevolezza, a parer mio, è un primo passo.
il MIO primo passo. e da lì andrò avanti, fino a che, fino a che fino a che fino a che..
venerdì 28 ottobre 2011
giovedì 20 ottobre 2011
20 Ottobre, 11.09
vedo un sacco di persone uscire da questa casa mentre io ci sono rinchiusa.
si chiama crisi d'identità. mi sono persa nel vortice di me stessa e non riesco più a trovarmi. anche per questo faccio fatica a guarire, sono sempre tesa. ma anche perché devo essere circondata da idioti?
e cambiamo nome. cambiamo gente, persone, posti, tutto. per? per cosa, per tornare dove si era prima. tanto non cambia un cazzo, diciamocelo. preferivo non sapere tutte quelle cose e continuare a dimenticarmi tutto? forse. forse no, però forse il non sapere e restare ignorante ti dà quella felicità da occhialini rosa che ho sempre un po' invidiato.
dove si stanno dirigendo tutti? sembra che l'intorno si sia succhiato tutto quello che c'era dentro di me e lo stia vivendo senza di me. cioè io vivo in qualcos'altro, qualcun altro. non mi piace questa cosa. ma ora è come incontrollabile. perché devo sempre andare via?
ogni cosa si mangia le altre cose, come fosse un soffio di vento che spazza via tutto. fagocitando tutto. e che si mangi anche me a sto punto, e però mi risputi senza tutto lo schifo che avevo/ho addosso, che non ne posso più.
non mi interessa avere una grande facoltà di introspezione e di ragionamento se poi mi porta solo ad esiliarmi da tutto il resto.
domenica 16 ottobre 2011
16 Ottobre, 21.24
que se vayan tod@s.
cercare di capire perché si arriva in certi punti è da sballo. ovvero da droga. è un circolo vizioso, di continua informazione – incazzatura per chi in realtà ragiona col culo e non con la testa. col culo nel senso per pararsi il culo.
le conversazioni che invio parlando in maniera seria non mi sembrano uscire da me. ma anche le altre. in effetti, quando parlo non mi sembro io. ma allora chi sta parlando?
forse non riconosco la mia voce. o il mio modo di essere. o il mio modo di pensare (io penso?)
continuando a prendersi pause flash mentali. non mi ricordo cosa faccio e dove arrivo. corro e basta, ma verso dove?verso una bandiera, ieri. e oggi? verso un punto rosso. ho la fobia dei prelievi. e delle scolopendre piene di polvere. ma l'esitazione ieri non c'è stata. bene? male? forse solo un desiderio di preservare il sonno che avevo perso. anche se poi la luce è rimasta accesa.
i sogni che faccio sono ravvicinati. sogno perfino le cose che penso. cioè nel senso. ieri in auto mi sono addormentata sulla spalla di un tipo. prima di farlo, avevo pensato che addormentarsi sulla sua spalla poteva essere più comodo però insomma, lo conosco poco. e poi non so come mi sono addormentata. e mi sono svegliata sulla sua spalla. dopo aver sognato di avergli chiesto se potevo dormire sulla sua spalla.
oppure sogni assurdi su gente conosciuta la sera prima. nel reparto ortofrutticolo dell'esselunga.
diapositive di una vita:
giovedì 13 ottobre 2011
13 Ottobre, 16.41
claustrofobia da abitudine.
sinceramente. sinceramente! questi spazi sono stretti. angusti, sporchi, eccetera. se ho avuto il mio nido caldo per un paio d'ore, l'uscirci è stato veramente un trauma. ma non ci si può nascondere o rinchiudere in abbracci per sempre. alla fine c'è chi si rompe i coglioni. o no?
sarà. ho questo flusso di coscienza che mi lascia abbastanza inacidita ed insopportabile perfino a me stessa, ma sto cercando di finire la mia identificazione del momento, e rivalutare tutto è comunque abbastanza difficile. anche perché anche quando i punti saldi cominciano ad evadere e stare sempre più larghi. non è bello.
come un maglione enorme taglia xxl e tu sei una xs. prima o poi cade giù e ti lascia scoperto. totalmente.
e che cazzo me ne devo fare degli sbatti io, ora? non ho voglia di litigare. ho litigato abbastanza, non ho voglia di chiarirmi, voglio stare in pace.
troppo difficile.
non corro dietro all'infinito, circolare.
sinceramente. sinceramente! questi spazi sono stretti. angusti, sporchi, eccetera. se ho avuto il mio nido caldo per un paio d'ore, l'uscirci è stato veramente un trauma. ma non ci si può nascondere o rinchiudere in abbracci per sempre. alla fine c'è chi si rompe i coglioni. o no?
sarà. ho questo flusso di coscienza che mi lascia abbastanza inacidita ed insopportabile perfino a me stessa, ma sto cercando di finire la mia identificazione del momento, e rivalutare tutto è comunque abbastanza difficile. anche perché anche quando i punti saldi cominciano ad evadere e stare sempre più larghi. non è bello.
come un maglione enorme taglia xxl e tu sei una xs. prima o poi cade giù e ti lascia scoperto. totalmente.
e che cazzo me ne devo fare degli sbatti io, ora? non ho voglia di litigare. ho litigato abbastanza, non ho voglia di chiarirmi, voglio stare in pace.
troppo difficile.
non corro dietro all'infinito, circolare.
domenica 9 ottobre 2011
9 Ottobre, 12.37
c'ho un rigurgito antifascista.
c'è un'atmosfera da scrittura ma ho in mente solo cose banali. sarebbe bello poter sfruttare ogni singola occasione immaginifica che uno ti può portare.
sognando obiettivi di macchine fotografiche ed esami da dare.
sabato 8 ottobre 2011
8 Ottobre, 18.16
rosmarino e crema alle nocciole.
“una volta il mio professore ha fatto una specie di discorso. cioè, quando dormiamo ad esempio otto ore, rimaniamo otto ore senza mangiare, con lo stomaco vuoto, e quando ci svegliamo siamo al massimo della nostra energia. mentre durante il giorno, dopo un paio d'ore in cui facciamo qualcosa, ci viene fame. io ho pensato che ci avesse detto questo per ragionare sul fatto che... in fondo, quando dormiamo, siamo vicinissimi alla nostra anima. e questo ci restituisce le forze, ci rende più attivi, ci fa stare meglio. mentre durante il giorno siamo circondati da un sacco di cose che ci fanno perdere il contatto con noi stessi. e perdiamo energia, e abbiamo fame.”
e dico io, e aggiungo io, quando dormiamo siamo così a contatto col nostro inconscio che sogniamo ciò che vorremmo. o che ci fa paura. in fondo, è un modo che abbiamo per comunicarcelo. un contatto tra il noi fuori e il noi dentro, che troppo spesso rimane lì, a non essere cagato eppure ci fa fare magari delle stronzate mega galattiche e poi ci chiediamo il perché.
forse dovremmo aprire più la nostra mente piuttosto che lo stomaco.
ps:
7 Ottobre, 11e qualcosa
7 Ottobre, 11e qualcosa
ridicoli.
giovedì 6 ottobre 2011
5 Ottobre, 10.25 & postumi
caffè e via. anche se io non bevo caffè. e allora? e allora niente, forse è meglio iniziare la giornata con qualcos'altro. che poi perché devi per forza iniziare la giornata? io la lascerei lì, tanto va da sola anche senza di noi, e di sicuro non si trova nemmeno tanto male, e forse nemmeno noi ci troviamo tanto male senza di lei.
morale della serata: usare la parola cazzo per enfatizzare il proprio discorso. soprattutto se continui a tergiversare oppure hai una folta barba. è un'arma vincente, vi assicuro. così si mostra di avere le palle.
morale della serata: usare la parola cazzo per enfatizzare il proprio discorso. soprattutto se continui a tergiversare oppure hai una folta barba. è un'arma vincente, vi assicuro. così si mostra di avere le palle.
martedì 4 ottobre 2011
4 Ottobre 2011, 22.13
quelle mattine in cui le strade sanno di asfalto.
ti sembrerà impossibile ma in un momento del genere potrebbe sembrare bello perfino rifugiarsi in un rifugio atomico, tanto per dirne una. oppure sarebbe meglio non dire niente, tanto per non sparare stronzate ancora.
e poi ti alzi. togli le coperte, rimettile, fai il letto, sbatti a terra i piedi. saltello tanto per pretendere che sarà una giornata gioiosa. saltello che rimette in forma tutti i tuoi muscoli. un-due! ginnastica mattutina. sgranchiamo i legamenti, andiamo a buttarci nel traffico e a pensare al modo più originale per ammazzarsi che però sia il meno sporco possibile. non vedo perché ti devi ammazzare e poi fare pulire tutto agli altri. cioè ma sei stronzo, a sto punto buttati da un ponte. se proprio vuoi far scena, mascherati.
credo che il giorno in cui mi ucciderò, mi dipingerò il viso di tutti i colori. e un sorriso come il Joker, magari. anzi, forse quello no. forse solo un arcobaleno in bocca. un arcobaleno di vomito.
e non mi sono ancora alzata, in realtà. sono pigra – troppo. devo decidere dove dirigere la mia mattinata. verso qualcosa di proficuo. verso qualcosa, almeno. ma come ogni cazzo di mattina. tabula rasa – mente vuota – fame.
che poi sia fame vera o fame nervosa o fame chimica. chi lo sa. so che bisogna riempire questo buco che si chiama stomaco. che in realtà forse è già abbastanza pieno di merda ma io lo devo ancora riempire. e si riempie fino a che l'esofago trabocca di cibo e. via. ogni cosa a suo tempo, mademoiselle. sono solo le otto di mattina. è tempo di pensieri felici, il sole sta sorgendo.
e già. aprile, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre. primi di ottobre. rivoluzione d'ottobre! si spera, ragazzi miei. ma in ogni caso in ogni caso in ogni fottutissimo caso. c'è bisogno di cambiamento. di qualcosa di nuovo. l'importante è sentirlo nell'aria. il resto verrà. non da sé, deve essere sospinto ovviamente. ma tant'é. che ognuno potrebbe aver scelto la sua strada e potrebbe anche aver deciso di farla finire nella mia e in quella di altre decine di migliaia di persone incazzate.
e andiamo ad incazzarci. in realtà sono ancora così poco informata sulla questione del mondo. so che c'è qualcosa che non va e che bisogna cambiarlo. ora star qui a definire tutto nei minimi particolari.. non sono capace. ricordate la mente tabula rasa? bé è principalmente così. anche per quanto riguarda gli argomenti che non mastico bene. potrei parlarvi dei sistemi neurali che sottendono la percezione, ma non credo sia materiale di grande interesse o spunto, in questo momento.
e allora deciderò di parlare in generale. senza un filo logico, senza una storia, senza un inizio ma soprattutto una fine, anche perché le cose continuano a cambiare – dentro e fuori – tanto velocemente che è decisamente troppo difficile capirle. e soprattutto farne parte. e soprattutto usare soprattutto mi piace.
non riesco a capire gli scrittori. anche a me piacerebbe scrivere un libro ma. A – non ho un argomento B – non ho così tante cose da dire C – quanto cazzo dev'essere lungo un capitolo per essere considerato accettabile? no ma parliamone. inoltre in italiano sono stata un po' una sega e un po' no, ma nell'esame di stato ho preso 4 ½. CERVELLO INFAME.
ora mi guardo intorno. ora è sera e si sentono solo i rumori delle auto. passano – tornano – non mi piacciono. uso principalmente i piedi per i miei spostamenti. non so guidare, con le bici mi ammazzo. allora in caso preferisco che siano gli altri a tirar sotto me piuttosto che io a tirar sotto altri – sia mai che devo avere qualche coglione sulla coscienza. però viaggiare mi piace. anche se il ruolo di passeggero mi sta stretto. ma mi sta stretto tutto ormai. com'è che che che che che spesso ci si sente così tanto sbagliati che non si sa dare una definizione del proprio essere? una volta non l'avevo ma almeno sapevo come avrei voluto essere e cercavo una via per metterlo in atto.
prendiamo una cosa stupida come i vestiti. se ci pensate non è così stupida. e non sto certo parlando di marche, di nomi/cose/città e vaffanculo. no. sto parlando di come dev'essere la forma di quel cazzo di pezzo di stoffa o che altro che ti metterai addosso. che ti definirà. che farà capire il tuo essere al primo occhio. può sembrare superficiale, ma per qualcuno è importante. per me lo è, per definire chi sono.
solo che ora non funziona più. e non vedo nemmeno in altre persone quello che mi piacerebbe essere. vorrei essere più bassa, ok. però altro non lo posso definire. Inizierò a farmi le lampade e a friggermi il cervello. tanto per dire, per fare, per giustificare queste cazzate.
se a volte la bocca non riesce più a chiudersi per le cazzate che si dicono io direi di spararsi un bel pizzicotto piccolo e forte. in un punto sensibile. poi almeno si tace. il degenero dei discorsi è veramente la cosa che odio di più. ma tentando di risistemare le cazzate che dico a volte finisco per ingigantire la cosa e peggiorare sempre di più la situazione. ma e pure “sto cazzo” mi viene da dire. diventerò un'eremita, o al massimo plagio Moira Orfei e vado a lavorare in un circo. tanto più o meno è divertente uguale.
e le tue modelle anoressiche, Vasco B. ricordati.
ti sembrerà impossibile ma in un momento del genere potrebbe sembrare bello perfino rifugiarsi in un rifugio atomico, tanto per dirne una. oppure sarebbe meglio non dire niente, tanto per non sparare stronzate ancora.
e poi ti alzi. togli le coperte, rimettile, fai il letto, sbatti a terra i piedi. saltello tanto per pretendere che sarà una giornata gioiosa. saltello che rimette in forma tutti i tuoi muscoli. un-due! ginnastica mattutina. sgranchiamo i legamenti, andiamo a buttarci nel traffico e a pensare al modo più originale per ammazzarsi che però sia il meno sporco possibile. non vedo perché ti devi ammazzare e poi fare pulire tutto agli altri. cioè ma sei stronzo, a sto punto buttati da un ponte. se proprio vuoi far scena, mascherati.
credo che il giorno in cui mi ucciderò, mi dipingerò il viso di tutti i colori. e un sorriso come il Joker, magari. anzi, forse quello no. forse solo un arcobaleno in bocca. un arcobaleno di vomito.
e non mi sono ancora alzata, in realtà. sono pigra – troppo. devo decidere dove dirigere la mia mattinata. verso qualcosa di proficuo. verso qualcosa, almeno. ma come ogni cazzo di mattina. tabula rasa – mente vuota – fame.
che poi sia fame vera o fame nervosa o fame chimica. chi lo sa. so che bisogna riempire questo buco che si chiama stomaco. che in realtà forse è già abbastanza pieno di merda ma io lo devo ancora riempire. e si riempie fino a che l'esofago trabocca di cibo e. via. ogni cosa a suo tempo, mademoiselle. sono solo le otto di mattina. è tempo di pensieri felici, il sole sta sorgendo.
e già. aprile, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre. primi di ottobre. rivoluzione d'ottobre! si spera, ragazzi miei. ma in ogni caso in ogni caso in ogni fottutissimo caso. c'è bisogno di cambiamento. di qualcosa di nuovo. l'importante è sentirlo nell'aria. il resto verrà. non da sé, deve essere sospinto ovviamente. ma tant'é. che ognuno potrebbe aver scelto la sua strada e potrebbe anche aver deciso di farla finire nella mia e in quella di altre decine di migliaia di persone incazzate.
e andiamo ad incazzarci. in realtà sono ancora così poco informata sulla questione del mondo. so che c'è qualcosa che non va e che bisogna cambiarlo. ora star qui a definire tutto nei minimi particolari.. non sono capace. ricordate la mente tabula rasa? bé è principalmente così. anche per quanto riguarda gli argomenti che non mastico bene. potrei parlarvi dei sistemi neurali che sottendono la percezione, ma non credo sia materiale di grande interesse o spunto, in questo momento.
e allora deciderò di parlare in generale. senza un filo logico, senza una storia, senza un inizio ma soprattutto una fine, anche perché le cose continuano a cambiare – dentro e fuori – tanto velocemente che è decisamente troppo difficile capirle. e soprattutto farne parte. e soprattutto usare soprattutto mi piace.
non riesco a capire gli scrittori. anche a me piacerebbe scrivere un libro ma. A – non ho un argomento B – non ho così tante cose da dire C – quanto cazzo dev'essere lungo un capitolo per essere considerato accettabile? no ma parliamone. inoltre in italiano sono stata un po' una sega e un po' no, ma nell'esame di stato ho preso 4 ½. CERVELLO INFAME.
ora mi guardo intorno. ora è sera e si sentono solo i rumori delle auto. passano – tornano – non mi piacciono. uso principalmente i piedi per i miei spostamenti. non so guidare, con le bici mi ammazzo. allora in caso preferisco che siano gli altri a tirar sotto me piuttosto che io a tirar sotto altri – sia mai che devo avere qualche coglione sulla coscienza. però viaggiare mi piace. anche se il ruolo di passeggero mi sta stretto. ma mi sta stretto tutto ormai. com'è che che che che che spesso ci si sente così tanto sbagliati che non si sa dare una definizione del proprio essere? una volta non l'avevo ma almeno sapevo come avrei voluto essere e cercavo una via per metterlo in atto.
prendiamo una cosa stupida come i vestiti. se ci pensate non è così stupida. e non sto certo parlando di marche, di nomi/cose/città e vaffanculo. no. sto parlando di come dev'essere la forma di quel cazzo di pezzo di stoffa o che altro che ti metterai addosso. che ti definirà. che farà capire il tuo essere al primo occhio. può sembrare superficiale, ma per qualcuno è importante. per me lo è, per definire chi sono.
solo che ora non funziona più. e non vedo nemmeno in altre persone quello che mi piacerebbe essere. vorrei essere più bassa, ok. però altro non lo posso definire. Inizierò a farmi le lampade e a friggermi il cervello. tanto per dire, per fare, per giustificare queste cazzate.
se a volte la bocca non riesce più a chiudersi per le cazzate che si dicono io direi di spararsi un bel pizzicotto piccolo e forte. in un punto sensibile. poi almeno si tace. il degenero dei discorsi è veramente la cosa che odio di più. ma tentando di risistemare le cazzate che dico a volte finisco per ingigantire la cosa e peggiorare sempre di più la situazione. ma e pure “sto cazzo” mi viene da dire. diventerò un'eremita, o al massimo plagio Moira Orfei e vado a lavorare in un circo. tanto più o meno è divertente uguale.
e le tue modelle anoressiche, Vasco B. ricordati.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)

