martedì 4 ottobre 2011

4 Ottobre 2011, 22.13

quelle mattine in cui le strade sanno di asfalto.
ti sembrerà impossibile ma in un momento del genere potrebbe sembrare bello perfino rifugiarsi in un rifugio atomico, tanto per dirne una. oppure sarebbe meglio non dire niente, tanto per non sparare stronzate ancora.

e poi ti alzi. togli le coperte, rimettile, fai il letto, sbatti a terra i piedi. saltello tanto per pretendere che sarà una giornata gioiosa. saltello che rimette in forma tutti i tuoi muscoli. un-due! ginnastica mattutina. sgranchiamo i legamenti, andiamo a buttarci nel traffico e a pensare al modo più originale per ammazzarsi che però sia il meno sporco possibile. non vedo perché ti devi ammazzare e poi fare pulire tutto agli altri. cioè ma sei stronzo, a sto punto buttati da un ponte. se proprio vuoi far scena, mascherati.
credo che il giorno in cui mi ucciderò, mi dipingerò il viso di tutti i colori. e un sorriso come il Joker, magari. anzi, forse quello no. forse solo un arcobaleno in bocca. un arcobaleno di vomito.

e non mi sono ancora alzata, in realtà. sono pigra – troppo. devo decidere dove dirigere la mia mattinata. verso qualcosa di proficuo. verso qualcosa, almeno. ma come ogni cazzo di mattina. tabula rasa – mente vuota – fame.
che poi sia fame vera o fame nervosa o fame chimica. chi lo sa. so che bisogna riempire questo buco che si chiama stomaco. che in realtà forse è già abbastanza pieno di merda ma io lo devo ancora riempire. e si riempie fino a che l'esofago trabocca di cibo e. via. ogni cosa a suo tempo, mademoiselle. sono solo le otto di mattina. è tempo di pensieri felici, il sole sta sorgendo.

e già. aprile, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre. primi di ottobre. rivoluzione d'ottobre! si spera, ragazzi miei. ma in ogni caso in ogni caso in ogni fottutissimo caso. c'è bisogno di cambiamento. di qualcosa di nuovo. l'importante è sentirlo nell'aria. il resto verrà. non da sé, deve essere sospinto ovviamente. ma tant'é. che ognuno potrebbe aver scelto la sua strada e potrebbe anche aver deciso di farla finire nella mia e in quella di altre decine di migliaia di persone incazzate.

e andiamo ad incazzarci. in realtà sono ancora così poco informata sulla questione del mondo. so che c'è qualcosa che non va e che bisogna cambiarlo. ora star qui a definire tutto nei minimi particolari.. non sono capace. ricordate la mente tabula rasa? bé è principalmente così. anche per quanto riguarda gli argomenti che non mastico bene. potrei parlarvi dei sistemi neurali che sottendono la percezione, ma non credo sia materiale di grande interesse o spunto, in questo momento.

e allora deciderò di parlare in generale. senza un filo logico, senza una storia, senza un inizio ma soprattutto una fine, anche perché le cose continuano a cambiare – dentro e fuori – tanto velocemente che è decisamente troppo difficile capirle. e soprattutto farne parte. e soprattutto usare soprattutto mi piace.

non riesco a capire gli scrittori. anche a me piacerebbe scrivere un libro ma. A – non ho un argomento B – non ho così tante cose da dire C – quanto cazzo dev'essere lungo un capitolo per essere considerato accettabile? no ma parliamone. inoltre in italiano sono stata un po' una sega e un po' no, ma nell'esame di stato ho preso 4 ½. CERVELLO INFAME.

ora mi guardo intorno. ora è sera e si sentono solo i rumori delle auto. passano – tornano – non mi piacciono. uso principalmente i piedi per i miei spostamenti. non so guidare, con le bici mi ammazzo. allora in caso preferisco che siano gli altri a tirar sotto me piuttosto che io a tirar sotto altri – sia mai che devo avere qualche coglione sulla coscienza. però viaggiare mi piace. anche se il ruolo di passeggero mi sta stretto. ma mi sta stretto tutto ormai. com'è che che che che che spesso ci si sente così tanto sbagliati che non si sa dare una definizione del proprio essere? una volta non l'avevo ma almeno sapevo come avrei voluto essere e cercavo una via per metterlo in atto.

prendiamo una cosa stupida come i vestiti. se ci pensate non è così stupida. e non sto certo parlando di marche, di nomi/cose/città e vaffanculo. no. sto parlando di come dev'essere la forma di quel cazzo di pezzo di stoffa o che altro che ti metterai addosso. che ti definirà. che farà capire il tuo essere al primo occhio. può sembrare superficiale, ma per qualcuno è importante. per me lo è, per definire chi sono.

solo che ora non funziona più. e non vedo nemmeno in altre persone quello che mi piacerebbe essere. vorrei essere più bassa, ok. però altro non lo posso definire. Inizierò a farmi le lampade e a friggermi il cervello. tanto per dire, per fare, per giustificare queste cazzate.

se a volte la bocca non riesce più a chiudersi per le cazzate che si dicono io direi di spararsi un bel pizzicotto piccolo e forte. in un punto sensibile. poi almeno si tace. il degenero dei discorsi è veramente la cosa che odio di più. ma tentando di risistemare le cazzate che dico a volte finisco per ingigantire la cosa e peggiorare sempre di più la situazione. ma e pure “sto cazzo” mi viene da dire. diventerò un'eremita, o al massimo plagio Moira Orfei e vado a lavorare in un circo. tanto più o meno è divertente uguale.

e le tue modelle anoressiche, Vasco B. ricordati.

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