giovedì 10 maggio 2012

10 Maggio, 17.46


la mia (vostra?) casa degli anni venti con i muri di colori tutti diversi. e spenti. giallo, verde. e papà che ti prepara una festa di compleanno ma se la dimentica in cucina. con due/tre pasticcini e un vassoio giallo. e arrivi tu e 'sorpresa!' ma non c'è niente. tanti auguri. e vilma torna in camera. e io ti dico 'ma come fai a vivere in questa casa tutti i giorni'. e tu mi dici che non è una casa. ma si ho capito cosa intendi. la casa è un'altra. e poi l'altra stanza lunga e stretta dove c'erano una poltrona e un divano. un albergo. e 'bisogna servire il piatto al signorino' e io volevo fare una foto. ma dov'è la mia macchina fotografica, dove l'avevo lasciata? l'ultima volta l'ho vista nello zaino. torno ma non ci sono più i mobili e vado in fondo alla stanza ed è come un corridoio tranciato. sempre con i muri color spento. gialli. e arriva la mamma del bambino e 'ma no passa prima tu' 'ma poi dovrò fare avanti e indietro con i piatti' 'ma avrai il tuo vestito'. e vado in cucina per la tovaglia, poi non la voglio più, torno e entro nella stanza sbagliata, che è tutta blu con il pavimento di piastrelle morbide e il muro di piastrelle morbide e me ne accorgo perché non c'è l'armadio con l'adesivo a forma di ape. torno nel salotto ed è comparsa una sedia in mezzo e mi è venuto in mente quello che avevi detto 'vorrei vivere in una casa enorme e ci metterei solo una sedia dentro' e ti avevo odiato perché volevi essere originale. ti pare? poi ci sei tu e ti dico 'no aspetta spostati più lontana che devo fare una foto anzi no aspetta vieni dietro di me'.

poi. ci sei tu che per le strade di pavia ad un certo punto ti sdrai, e io non capisco perché stiamo a terra, cosa c'è, il terremoto? ma tu non mi rispondi e hai gli occhi bianchi. allora mi sdraio anche io. poi ci alziamo. i ragazzi non possono prendere il treno perché non ce ne sono. non possono tornare a cisano torneranno domani mattina. nel frattempo puoi ospitarmi? e chiamano i genitori. siamo entrate non so come in una piazza rialzata, con una fontana in mezzo, che tu baci 'per fortuna che esisti'. poi finiamo in fondo ad una discesa in un prato, ma dall'alto i carabinieri sparano e quasi ci colpiscono, e io urlo di non sparare e ti dico che dobbiamo andarcene. ma tu è come se fossi un peso morto, non ti muovi, e loro continuano le loro prove noncuranti. e sparano anche una bomba 'e poi dicono che non hanno queste armi'. risaliamo e baci di nuovo la fontana.

e in tutto questo non riuscivo mai a tenere gli occhi aperti.

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