ma perché uno va dallo psicologo?
«perché non crede che i suoi problemi siano più importanti dei tuoi.»
come stai? peggio di te. è un classico, ultimamente, sempre. lo riesco a vivere in quasi ogni conversazione. come se fosse una gara, capisci, io sto così, però io invece sto così, cioè come puoi lamentarti dai non vedi cosa sto passando io, ma no davvero io sto male, ma sono menate inutili, piuttosto cosa credi non mi hai visto?
sì, ti ho visto. ma vederti non vuol dire dimenticarmi di me. nonostante ormai si tenda a vedere tutto come normale. non è normale star male, non è normale avere una madre pazza, un padre che non c'è, non è normale essere picchiati, derisi.
non è normale rifugiarsi nei farmaci, nel cibo, non è normale pensare che una persona diversa debba essere trattata diversamente, non è normale fermarsi al particolare quando la situazione intera sta urlando 'NON È
COSÌ CHE DEVE ANDARE'.
teatro sociale. mi sconvolge come le persone possano INCAZZARSI, inalberarsi, reagire, protestare, perché 'non è stato spiegato tutto nella situazione' piuttosto che per la discriminazione palese che c'è sotto. si scappa. è inutile, questo è il nostro ritratto. buonisti che preferiscono prendersela perché non si dice una cosa irrilevante piuttosto che prendersela perché un ragazz* 'divers*' (metto le virgolette perché vi sfido a trovare due persone uguali) viene trattato ingiustamente. (preciso: scena (rappresentata in teatro sociale basata su una fatto realmente accaduto) in cui si parla di un bambino con ritardo a cui viene fatto uno scherzo pesante in gita, l'insegnante di sostegno parla con la preside che preferisce tacere sulla situazione per non infangare il buon nome della scuola piuttosto che punire). si trovano le migliori scuse per gli oppressori 'eh ma va bè, insomma, non possiamo essere sicuri, poi la società, uno è succube della società, non può magari esporsi per paura di essere giudicato, deve stare entro certi modelli' STRONZATE, ok. STRONZATE. io, a vedere questa scena recitata, mi sono sentita male. mi si è stretto il cuore, volevo piangere. e invece ci si fissa sul particolare 'ma non è stato detto questo e io non ho capito, ma perché la scuola non ha mandato l'insegnante di sostegno in gita?' (a parte che colei che interpretava la preside diceva palesemente, quando il bambino affermava 'io volevo una stanza da solo', che 'non è possibile, in gita poi, si sta meglio insieme). cosa c'era da capire? c'era una discriminazione palese, c'era cattiveria, c'era desiderio di omissione da parte 'dell'autorità' per non mettere in cattiva luce la scuola (in questo caso) o per non far vedere che esistono certe cose, e tu TU MI VIENI a sindacare su una cosa che non c'entra niente nella situazione?
sto male, io di più. stai male, fottesega.
per quanto mi riguarda, non esistono più persone brutte. e l'ho notato l'altro giorno. non giudico più le persone in base al loro aspetto. forse riesco a vedere le persone per come si comportano, il loro 'dentro' esce nella mia mente e diventa la loro faccia. e non mi importa più che tu sia 'bello', 'brutto', 'abile', 'non abile', grande piccolo vecchio giovane adulto. ho perso ogni desiderio di giudizio.
quel resto, però, continua a farmi schifo.
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