giovedì 21 giugno 2012

21 Giugno, 17.38 - Rocco & Friends

C'era una volta un pesciolino giallo che navigava negli abissi del mare. Un giorno decise di spostarsi e nuotando arrivò fino alle isole Galapagos. Qui scoprì che poteva camminare sulla terraferma e respirare, e nella sua esplorazione incontrò una lucertola senza coda e senza una zampa, vittima della guerra civile dell'unica città dell'isola tra lucertole e aracnidi, in cui vigeva ancora la legge del taglione. La lucertola portò il pesciolino nella zona della città abitata dai suoi simili, e lì egli conobbe il Re Lucertola, un fanatico di musica indie-rock ed estimatore di gruppi quali Maccabees & Co. Il Re Lucertola era un amante dello stile dandy, e ciò, insieme alla sua indole musicale, lo portava ad amare spropositamente l'Inghilterra con particolare predilizione per Londra. Conosciuto il pesciolino, che reputava un suo simile vittima di una mutazione genetica (il pesciolino aveva due zampe simili a quelle delle lucertole) lo incoronò Re per togliersi dalle palle la guerra civile e trasferirsi finalmente nella sua amata Londra. E così fece.

Il pesciolino, gravato dagli oneri reali, andò nel lato della città degli aracnidi per parlare con la loro regina, una Gazza. Conferendo con lei, questa gli confessò che lei non era mai riuscita a venire, e nel caso in cui lui fosse riuscito in questo intento gli avrebbe lasciato la città, migrando e portando con sé gli aracnidi in un sacchetto. Il pesciolino fece di tutto per cercare di soddisfare la richiesta della Gazza, ma non riuscì nell'intento. Senza scoraggiarsi, disse che sarebbe tornato l'indomani.

La sera si informò presso la biblioteca cittadina e scoprì che le Gazze godevano se veniva stimolato un punto in fondo alla gola, con una pianta particolare che cresceva però soltanto negli abissi. Essendo il pesciolino in grado di nuotare ed immergersi, andò a recuperare la pianta ed il giorno dopo si diresse verso gli alloggi della Gazza. Inutile dire che lei apprezzò molto il gesto del pesciolino; durante la stimolazione, però, scoprì a sue spese che la pianta era carnivora, e quindi morì, venendo.

Gli aracnidi, non sapendo del patto fatto dal pesciolino e la Gazza, lo rinchiusero nelle segrete, reo di aver ucciso la loro regina. Indirono un consiglio per nominare un nuovo regnante, ma durante la discussione comparve un Geko, che disse di essere il padre della Gazza, e che questa aveva fatto un patto con il pesciolino, per cui, avendolo lui rispettato, essendo lei venuta, anche loro dovevano rispettarlo e trasferirsi in un'altra città, in un sacchetto. Questi, ovviamente, non erano d'accordo con questa decisone: saltarono addosso al Geko, e se lo mangiarono.

Nel frattempo, la lucertola che il pesciolino aveva conosciuta per prima venne a liberarlo, e con lui e le altre lucertole decisero di andarsene e migrare, lasciando la città agli aracnidi. Si imbarcarono dunque su una foglia e presero l'oceano.

Durante il tragitto incontrarono un branco di delfini carnivori, che chiesero alle lucertole di tagliarsi ognuna una zampa e dargliela, e loro li avrebbero condotti alla Città dell'oro. Alle lucertole onestamente non interessava di una zampa, quindi diedero ai delfini quello che volevano, e questi li accompagnarono all'isola della Città d'Oro.

Le lucertole, dopo anni di guerra civile e di stenti, non credevano ai loro occhi: una città disabitata piena di ogni ben di Dio; festeggiarono e si diedero ai vizi come mai nella loro vita. Ad un certo punto il terreno sotto di loro cominciò ad inghiottirli: dalla terra uscirono centinaia di vermi bianchi che avvolsero le lucertole. Questi però non erano carnivori, anzi: erano vermi massaggiatori, che, vibrando, presero a massaggiare tutto il corpo delle bestiole. Incredule per la fortuna avuta, le lucertole cominciarono a gemere di piacere.

Passarono dei minuti, e la terra prese a tremare; comparve un pene gigante, e si scoprì che i vermi non erano dei veri 'vermi', ma erano stati prodotti da questo pene. Alle lucertole questo non creò alcun fastidio; stavano bene, e solo questo importava.

Al pesciolino tutto questo non piaceva; essendo un cattolico fervente, era disgustato da tutto quello che stava accadendo; prese le sue cose e si imbarcò con un gruppo di pirati che stava passando lì vicino, dirigendosi verso il Brasile. Si ritrovò poi nel bel mezzo del carnevale di Rio, dove le ragazze brasiliane si innamorarono di lui, e lo issarono sopra una bandiera come attrazione del carnevale. Egli, in realtà, voleva essere portato alla statua del Cristo Redentore;  rimbalzando sui seni prosperosi delle ballerine riuscì ad arrivare ai suoi piedi.

Iniziò una preghiera interminabile quando, ad un certo punto, la statua prese a parlare. Il pesciolino si commosse, credendo di essere uno dei pochi prescelti che aveva potuto udire la voce del Cristo Signore; in realtà dietro la statua era nascosto un pappagallino, che, per divertirsi, disse al pesciolino che per dimostrare la sua fede avrebbe dovuto trovare le cinque persone che lui gli avrebbe nominato, convincerle a farsi frate e a lasciare a lui tutti i loro averi. Il pesciolino accolse con gioia la prova e si diresse quindi a New York, dalla prima persona, un certo Giovanni delle Salme, giocatore d'azzardo, bevitore incallito e frequentore assiduo di prostitute.

Il pesciolino aveva il dono dell'eloquenza e della persuasione; convinse il povero Giovanni a farsi frate, e con i pochi averi che questo aveva si diresse verso l'Europa, in Finlandia, dove viveva Jukka, pastore di pecore e mucche. L'uomo, dal canto suo, non aveva mai visto un pesce, perciò gli rivoltò contro il suo gregge. Il pesciolino, però, non era stupido: conosceva la parola d'ordine per comunicare con le pecore, e iniziò a convertirle.

... To be continued ...




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